Al disegno di legge di conversione in esame alla Camera sono stati presentati 620 emendamenti, molti dei quali sono stati subito dichiarati inammissibili. Dei restanti, ne sono stati segnalati una parte, sottoposti ora alla valutazione parlamentare.
punta ad aumentare l’offerta di alloggi a prezzi accessibili attraverso il recupero degli alloggi ERP non assegnabili, la riqualificazione del patrimonio edilizio pubblico e sociale, l’attivazione di programmi di edilizia integrata e l’utilizzo di strumenti finanziari dedicati.,nella sua formulazione originariaIl decreto-legge,
.rifunzionalizzazione del patrimonio immobiliare esistente, fino alle modalità di recupero e operatori privati al coinvolgimento degli edilizia residenziale sociale. Tra le proposte emendative segnalate emergono interventi che incidono su alcuni degli elementi centrali del provvedimento, dal rafforzamento dell’Piano Casa08/06/2026 - Prosegue alla Camera l’esame del disegno di legge di conversione del DL 66/2026, il cosiddetto
Un Programma sperimentale per l’edilizia residenziale sociale
Tra le novità più significative contenute negli emendamenti segnalati figura l’introduzione di un Programma sperimentale di edilizia residenziale sociale, proposto da deputati Lega e Noi Moderati. La misura aggiungerebbe al Piano Casa un nuovo strumento finalizzato ad aumentare l’offerta di alloggi a canone calmierato nelle aree caratterizzate da elevata tensione abitativa.
Le risorse potrebbero essere assegnate a soggetti pubblici e privati con esperienza nel settore dell’housing sociale per interventi di recupero e riqualificazione di immobili e aree pubbliche. Le proposte disciplinano inoltre i criteri per la determinazione dei canoni, i requisiti economici dei beneficiari, gli standard qualitativi minimi degli alloggi e i vincoli di destinazione d’uso necessari a garantire la finalità sociale degli interventi.
Sul tema dell’offerta abitativa intervengono anche le opposizioni. Il Partito Democratico propone infatti di sostituire l’attuale impianto del decreto con un Piano nazionale di edilizia residenziale pubblica finanziato con nuove risorse, mentre il Movimento 5 Stelle propone il Programma Abita, un piano pluriennale per la rigenerazione urbana e il recupero del patrimonio esistente.
Si tratta tuttavia di proposte che riscrivono in larga parte la struttura del decreto e che potrebbero quindi incontrare maggiori difficoltà nel percorso di approvazione parlamentare.
Più incentivi per il coinvolgimento dei privati
Un secondo filone di intervento riguarda il ruolo degli operatori privati. Il Piano Casa già prevede il coinvolgimento di capitali privati nei programmi di edilizia integrata e nelle iniziative finalizzate all’incremento dell’offerta abitativa. Alcuni emendamenti presentati da Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia puntano però a rafforzare ulteriormente questo modello.
Tra le proposte segnalate figurano il riconoscimento degli alloggi realizzati nell’ambito dei programmi di edilizia integrata come beni strumentali all’attività d’impresa e l’applicazione dell’IVA agevolata al 5% sui canoni di locazione degli alloggi convenzionati.
L’obiettivo dichiarato è favorire la partecipazione di investitori e operatori specializzati agli interventi previsti dal Piano Casa, aumentando la sostenibilità economica delle operazioni.
Cambio d’uso e recupero del patrimonio esistente
Il recupero del patrimonio immobiliare esistente rappresenta uno degli assi portanti del decreto.
Su questo fronte alcuni emendamenti della Lega propongono di ampliare le possibilità di trasformazione verso il residenziale di immobili direzionali, commerciali e produttivi, prevedendo procedure semplificate per il cambio di destinazione d’uso. La misura punta a favorire il riutilizzo di edifici sottoutilizzati o inutilizzati e ad aumentare l’offerta abitativa senza nuovo consumo di suolo.
Anche su questo tema le opposizioni hanno presentato proposte alternative. Alcuni emendamenti del Partito Democratico e di Alleanza Verdi e Sinistra chiedono infatti di subordinare le eventuali deroghe urbanistiche alla conformità con gli strumenti urbanistici vigenti o all’approvazione da parte degli enti territoriali competenti.
Risorse e governance del Piano
Le differenze più marcate tra maggioranza e opposizioni emergono infine sul tema delle risorse e della governance.
Alcuni emendamenti delle opposizioni propongono nuovi fondi pluriennali destinati all’edilizia residenziale pubblica e sociale e un maggiore coinvolgimento di Regioni e Comuni nell’attuazione degli interventi. Tra le proposte figura anche la revisione del ruolo del Commissario straordinario previsto dal decreto.
Le proposte della maggioranza intervengono invece prevalentemente sugli strumenti attuativi, sul coinvolgimento degli operatori privati e sulle condizioni economiche necessarie per favorire la realizzazione degli interventi previsti dal Piano Casa.
L’esame delle proposte emendative proseguirà nelle prossime settimane, quando le Commissioni parlamentari saranno chiamate a definire il testo che approderà in Aula per la conversione definitiva del decreto, che dovrà avvenire entro il 6 luglio 2026.
fonte Edilportale